5 ANNI CON IL PORTINAIO (#tiportoingiapponeconme)

Portinaio . L'altro Mondo, Portineria 1849 1 Commento

C’era un ragazzo seduto di fianco a me che piangeva.
Parlava al cellulare e le lacrime cadevano come quelle dei cartoni animati. Grosse e pesanti.
Nessuno si è accorto di lui. Ma come potevano, eravamo su un pullman che ci stava portando alla stazione di Shinjuku.
Guardavo fuori dal finestrino l’orizzonte cementarsi man mano che ci avvicinavamo alla città. Sentivo la sua voce. Poi quando mi voltavo smetteva di fiatare, quasi per non disturbarmi.
Sapevo che ti avrei incontrata al mio arrivo.
Erano anni che ci inseguivamo.
Ma avevo scelto questa città perchè sapevo che ci avrebbe unito di più. Lontano da tutto e da tutti.
Mi ero portato una testimone perchè ogni tanto avevo bisogno di un pizzicotto, per ricordarmi che non era un sogno.
Il destino, l’inconscio e il caso lavorano insieme in questo periodo.
L’hanno fatto anche allora. Ci hanno voluto vicini di casa, a “dieci minuti a piedi”, così mi avevi scritto nella mail.
Dimmi eri contenta?
Perchè io non capivo più niente. Ero così emozionato che mi sono fatto fottere dal Jetleg e mi sono addormentato alle 6 del pomeriggio.
Alle 3 di notte vagavo come un gatto sul terrazzo di casa e guardavo Tokyo illuminata.
Sei stata così brava a cambiare la tua vita, tanto brava da convincere anche me. Ci siamo chiamati, da lontano.
E’ molto difficile ripetere qualcosa che c’è stato, esattamente nello stesso modo. Cambiano i profili, i negozi chiudono, i capelli crescono. Però a questo giro voglio provarci. Ho letto un manuale che dice di come fare.
Non è difficile. E’ vero non bastano le parole, ci vuole fortuna, coraggio, un po’ di cioccolata e ahimè qualche soldino.
210.000 Yen possono bastare?


Ricordo ancora la strada, l’indirizzo e il nome del bar.
Ecco ti aspetterò lì.
Devi ridarmi una felpa, insegnarmi a dire “Ti amo” in giapponese e portarmi ancora a cantare.
Poi ti racconterò della mia passione per i gatti nudi, dei miei progetti di gloria e del mio disgusto per l’ Umeboshi.
Ho intenzioni serie.
Richiamerò Godzilla dalle profondità di non so dove, lo farò giocare con i grattacieli. Raccoglierò tutti i petali dei Sakura per farne un panino rosa, così che tu possa diventare ancora più bella. Parlerò con i mostri giapponesi, imparerò a riconoscere l’ideogramma del cuore che stranamente significa anche mente.
Cercherò un Daitarn3 fra il chiasso di Akihabara, mi fermerò a guardare la gente passeggiare nel parco di Ueno e davanti a un tempio scriverò il mio desiderio più grande.
Peccato non aver consolato quel ragazzo sul pullman, ma forse era una mia proiezione.
Nel caso non venissi, ti porterò comunque con me. In qualche modo lo farò.
Puoi sempre fermarmi , ci riusciresti benissimo, ma devo dimostrarti come questa distanza ci riavvicinerà.
Ho solo cinque anni e sono ancora piccolo.
Io ti aspetto. Anzi no! Aspettami tu. Rientrerò presto.

Il Portinaio

portinaio baffi

 

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Commenti (1)

  • Alice

    |

    Ricordo ancora quel giorno che sei arrivato. Ti aspettavo come si aspetta il sorgere del sole dopo una notte troppo buia.
    Ero seduta sul mio letto, con il computer acceso davanti a me. La finestra di Skype si è aperta da sola quando hai iniziato a chiamarmi.
    Il tuo sguardo stanco e felice è ancora impresso nei miei occhi.
    “Sono qui! A 10 minuti a piedi da te!” queste le prime parole che mi hai detto.
    Che strano che era. C’erano voluti migliaia di km per annullare – per sempre – una distanza durata anni.
    Quando sento forte la mancanza di te, e del nostro camminare insieme verso casa, indosso la tua felpa. Se te la riporto, poi me la posso tenere?

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