9 ANNI CON IL PORTINAIO

Portinaio . Amico è, In viaggio con il Portinaio, L'altro Mondo, Nobodyknowsme, Portineria 124 Nessun Commento

9 anni.
Non è un numero importante, di solito si festeggia la decade, al massimo è concesso il lustro, ma il 9 non viene mai cagato.
Eppure nel 9 d.C. sono successi un sacco di avvenimenti importanti.
L’imperatore romano Claudio sposa Plauzia Urgulanilla ahimè dopo la morte della sua fidanzata storica Livia Medullina e dopo aver rotto con Emilia Lepida, solo perchè era diventata povera. 🙁
Le finanze di Roma sono al collasso e Augusto stabilisce una tassa del 5% sulle successioni.
Sempre a Roma e sempre Augusto istituisce la lex Papia Poppaea che non è la gara di Miss Maglietta Bagnata, ma l’incentivo al matrimonio e alla natalità. Chi non si sposava entro l’età richiesta dalla legislazione andava incontro a sanzioni salatissime. La legge fu introdotta dai consoli suffetti Marco Paio Mutilo e Quinto Poppeo Secondo, che erano celibi. Non è cambiato un cazzo da allora! Predica bene, razzola male.
Il 9 è numero potente.

“Un numero potente è un intero positivo M tale che, per ogni numero primo P che divide M, anche P2 divide M. Equivalentemente, un numero potente è il prodotto di un quadrato per un cubo, ovvero può essere scomposto nella forma M = a2b3, dove a e b sono interi positivi”.

Avete capito? 😛

Il 9 è un numero fortunato.

“In teoria dei numeri, un numero fortunato è un numero naturale in un insieme generato da un “crivello” simile al crivello di Eratostene che genera numeri primi”.

E io che pensavo di giocarlo al Lotto. 🙁

Il 9 se viene moltiplicato riconduce sempre a sè. 9×5=45 4+5=9

9 sono gli elementi del corpo umano e della gestazione di un bambino.

9 è il simbolo del miracolo. Gesù morì alla nona ora.

9 è anche un album di Eros Ramazzotti, dei Negrita e di Lara Fabian.

9 anni fa partivo per il Giappone alla scoperta di una terra che mi ha dato tanto, ma che per uno strano gioco dei multipli del destino mi ha tolto un amico, nonché il padre putativo di questo blog. Spieghiamoci meglio.

9 anni fa mi sentivo un po’ sperduto a Tokyo e ogni giorno mandavo via mail il diario della mia giornata, manco fossi un Gianni Morandi qualsiasi. 😛
I miei amici erano diventati inconsapevolmente dei follower della prima ora.
Fra di loro c’era Marco che ha fatto di quelle mail questo blog.
Avevo una grafica scarna, un Seo inesistente e un lettering sgraziato color celeste come piaceva a lui.
Poi sono cresciuto grazie ai suoi consigli. Voleva monetizzare con me, ma io mi perdevo dietro ai racconti della mia strampalata famiglia e di cazzate “made in Japan”.
Non volevo il successo, preferivo la gloria. Ci scontravamo sempre, però eravamo così uniti che bastava un sushi per farci tornare il buon uomore. Lui era quello che si sporcava sempre di soia, io quello attento a non farne cadere manco una goccia.
Lui era il razionale, io il creativo, lui il cinico, io il malinconico. Per questo eravamo amici. Sai che palle parlare con uno uguale a te, non impari nulla.
L’anno scorso abbiamo festeggiato a Tokyo gli otto anni del Portinaio. Una delle vacanze che ha gettato basi per grandi cambiamenti, ma la convivenza con il mio amico non è stata rosa e fiori. Il 9 era in agguato.
Ogni tanto riguardo le foto e i video e scoppio a ridere da solo, poi ahimè mi ricordo anche degli episodi infelici, delle discussioni per motivi stupidi e delle serate a parlare con la mia amica giapponese di progetti e vita sotto i ciliegi in fiore.
C’erano i Sakura in quel periodo, fiori effimeri che scompaiono in pochi giorni, ma che al loro passaggio rendono anche il cemento di una bellezza indescrivibile.
Mi chiedo se Marco abbia visto tale bellezza.
L’ultimo giorno lo abbiamo passato al tempio Senso-ji, uno dei più importanti di Tokyo.
Non l’avevo mai visto di sera.
Il suo rosso era una sorta di fuoco che chiedeva di essere ricordato. Quella è la mia ultima immagine che ho del Giappone: io impalato davanti alla “porta del tuono”.
Il mio blog è stato affidato ad un altro webmaster che è anche il mio maestro di Tàijíquán, filosofo e padre adottivo del Portinaio.
Mi ha insegnato la stabilità e il radicamento, il movimento delle mani e la respirazione, ad evitare i colpi e a spingermi oltre.

Quando i condomini se ne vanno per un po’ di tempo la loro posta continua ad essere consegnata nella loro vecchia casa, succede perché si dimenticano di cambiare residenza.
Le loro lettere rimangono strette tra mille opuscoli di Mediaworld e Unieuro. Magari vengono rubate o ritornano al mittente. Al postino non interessa del destino di una busta.
Il mio amico Marco mi ha scritto una mail, ma io da serio Portinaio non l’ho mai letta. L’ho lasciata chiusa, aspettando che il mio alter ego ritorni davanti alla “porta del tuono” e domandi alla dea Kannon di ricordargli solo le nostre risate.
Oggi è il mio compleanno, che è un multiplo del 9.

Il Portinaio

sakura

 

 

 

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