HIGE ひげ (Baffi in Giapponese)

Portinaio . L'altro Mondo, Portineria 2108 Nessun Commento

Oggi piove. Ma da sotto.
Nonostante abbia un ombrello di dimensioni sopra lo standard giapponese, mi bagno comunque.
Non ho avuto il tempo di mettere piede fuori casa che mi sono infrascicato fino alle ginocchia.
Sulla strada per andare alla Metro ci sono dei lavori in corso, stanno giusto costruendo un grattacielo di 60 piani, perchè alle villette di fianco dava fastidio il sole.
4 signori con delle mini spade laser luminosie, un gilet al led e le scarpe fluorescenti mi indicano dove camminare. Che carini. Fanno anche il segno con la mano. Stanno qui tutto il giorno e anche la notte. Un lavoro di merda, per spiegare alle persone che “ci sono dei lavori in corso”. Come sono normativi i giapponesi!
Sto andando al Palazzo dell’Imperatore, il classico turista in vacanza.
Le scarpe fanno “cic ciac”, mi sento le pozzanghere nei talloni. In più perdo i pantaloni.
Ma conciati peggio di me ci sono i tedeschi che sembrano appena scesi dal letto: pantaloncini corti, felpa oversize e infradito. Non vi dico lo stato dei loro piedi. E pensare che l’Europa è in mano a loro.
All’ingresso del Palazzo Imperiale c’è un piccolo museo dove a questo giro sono espoeste le tazzine e le ciotline dove mangiava Hirohito. Sono talmente brutte che le gente si diverte di più davanti alla macchinetta per legare gli ombrelli.
Ebbene sì in Giappone rubano gli ombrelli. E qui al Palazzo li puoi mettere sottochiave.
Con tutto il verde che c’è qui, chissà se la principessa si è fatta un bell’orticello per piantare due melanzane e 4 rapanelli? Così, per passare un po’ il tempo.
Mi sono sempre chiesto che cazzo facciano i regnanti nipponici. Vanno a fare shopping oppure stanno tutto il tempo in casa a bere il the e contemplare il nulla?
Avranno qualche oggetto di Hello Kitty? Che ne so un portasapone, lo sturacesso o il coordinato per il bagno.
Nel megaparco imperiale, sparsi qua e là, ci sono gabinetti, aree ristoro e macchinette delle bibite. Ho assaggiato la Schweppes all’uva, che sa di Tavernello e Bactrim (noto medicinale che usavo negli anni 80).
Sei persone sono addette a raccogliere i petali dei fiori che cadono, un altro gira in bicicletta controllando che nessuno si apparti per trombare e le guardie all’ingresso pensano di vivere ancora ai tempi dello Shogun, che mia madre crede ancora sia una marca di stuzzicadenti.
Il Palazzo è circondato da grattacieli e sta a due passi dalla famosa stazione di Tokyo, che è quasi una copia di quella di Amsterdam.
I Grandi Magazzini sono pieni di ristoranti. Tra cui quello dove lavora Hiromasa Arimitsu, che ha vinto nel 2012 la Pizza World Cup.
Mi sorride quando capisce che sono italiano, ma non mi fa assaggiare neanche una focaccina!
Sono tutto bagnato, senza famiglia, senza gadget, non ti faccio un po’ pena?
Fuori da un ennesimo Centro Commerciale un addetto di non so che svuota una pozzanghera con una paletta.
Dio se sei cretino!!

Qui è tutto noioso e per signore di una certa età, proviamo andare a Ginza.

Tra palazzi di Gucci, Armani e Bulgari vago senza meta. Finisco nell’immensa cartoleria Itoya e rimango incantato a guardare i timbrini.
Che coglione che sono. Questo è uno dei luoghi più cari al mondo.
Poi in preda alle allucinazioni mi sono trascinato sotto la ferrovia. Anche qui, come a Shinjuku, ci sono un sacco di “Bugigattoli” che fanno da mangiare per pochi soldi, con pochi ingredienti e con poca igiene. Io scelgo Gigi il porcone, che mi ha portato la soba più o meno così:

Non ho fatto una piega.
Il naso inizia a colarmi. Pago e vado in un bar.
Nascosto nel bagno mi levo le scarpe e scopro che ci sono muschi e licheni.
Ho infilato anche i piedi nell’asciugamani elettrico, ma sono scivolato e a momenti finivo con la testa nel cesso.
Per la serie i matti non vanno in giro mai da soli, ecco passare per strada un Pullman per turisti, di quelli scoperti, pieno di gente con su cerate trasparenti. Sembravano degli evaquati in quarantena. Gli mancavano giusto i remi e il salvagente.
Subito dietro un altro bus con la scritta a caratteri cubitali “O solA mio”. 0_o
Ok è troppo. Meglio tornare a casa.

“Sumimasen”
“Dimmi ragazzina vestita da suora laica”
“Can I ask you offer?”
“Per chi?”
“aafkfkssfsjoosocmsoaoo”
“Non ho capito niente!!”
“Are you Pakistan?”

Come ti permetti? Brutta stronza! Io sono nato a Varese!
Basta! Dove cazzo è la Metro! Quartiere di merda!
Torno a casa desolato e senza un bottino degno di nota. Continua a piovere da 12 ore!
Vado a cenare con Mia San in una bettola da 4 soldi.
Il cameriere mi guarda i baffi e pianta un volo, facendo cadere un bicchiere d’acqua sul tavolo di una signorina.
E’ una raffica di “Gomen” e “Sumimasen” (Scusa Scusa e Scusa).
Mentre torniamo a casa, mi fermo in un “Family Market” per compare qualcosa di dolce, ho l’alito che sa di soia da troppi giorni.

“Che gusto è questo budino?”
“Latte!”
“E questo?”
“Azuki Fagioli dolci”
“E questo? (Sembro un bambino di 3 anni)
“Castrato”
“0_o”
“Vuoi assaggiare anche pollo”
“No preferisco qualcosa con degli zuccheri sintetici”
“Ma è leggero tipo vaporito”
“0_O”

Il cassiere mi indica il prezzo e poi mi dice “Sugoi Hige”
Che più o meno signiica “belli baffi”.
Poi per strada una ragazza mi guarda e va a sbattere contro un palo.
Questa volta a ipnotizzarla non è stato il cellulare ma i miei “barbigi”.

Il Portinaio

Infine l’ultima insegna su un bus…la migliore! 😛

bus giapponesi

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