INATTESO PARENTE GIAPPONESE

Portinaio . Amico è, Portineria, We are Family 1995 2 Commenti

omodaka“Pronto Gabu chan?”
“Chi è?”
“Sono Keiko, ricordi di me?”

Keiko è una mia amica giapponese che è in Italia da circa 12 anni e non ha ancora imparato bene l’Italiano. Non la sentivo da moltissimo tempo.
L’ho conosciuta al parchetto, quando portavo giù i cani, amica di amici e con un modo tutto suo di intendere la vita.
Per un periodo ci siamo frequentati assiduamente, io per avere qualche chance di andare in Giappone e lei per migliorare il suo Italiano. Con scarsi risultati da tutte e due le parti.
Keiko è una bellissima donna, castana chiara (?) e amante del logo e della bella vita. Le sue “apparizioni” sono sempre bizzarre.
Un anno l’ho anche invitata a festeggiare il Natale con i miei.

“Gabu chan cosa vuoi regalo?”
“Niente, mi basta la tua presenza”
“Vuoi giubbino di Dior”
“No, veramente. Porta un dolce”
(Il giorno di Natale Keiko si è presentata con un maglione di Dolce & Gabbana)

Quando ero a Tokyo è riuscita a procurarsi il numero del cellulare che avevo lì.

“Gabu-chan quanto tempo, finalmente sei a Tokyo”
“Quanto tempo Keiko! Ci vediamo?”
“Sì, mi porti in un posto speciale”
“E dove?”
“Conosci qualcuno che fa piercing a Tokyo?”
“????”

Starle dietro è veramente complicato ma molto divertente.
Mi ha presentato i suoi amici più strambi e involontariamente mi ha fatto innamorare degli stereotipi giapponesi.
Quando arrivavano i suoi parenti da Tokyo, lei mi teneva sempre presente per le uscite serali e le gite della domenica.

“Gabu chan andiamo a fare vedere Milano?”
“Ok! Io inizierei dal Castello cosa dici?”
“No! Loro vogliono vedere Fay”
“Non so cosa sia, tu sai dove si trova?”
“Montenapoleone!”

Girare con Keiko è molto costoso e scioccante. In un secondo è capace di spendere 5000 euro dai suoi stilisti preferiti.
Ha una collezione di borse da far invidia alla Sozzani e un armadio solo per le scarpe. Imelda Marcos in confronto sembra la barbona di Corso Buenos Aires.
Una volta mi ha costretto a comprare per lei una Birkin di Hermes super limited edition da 20.000 euro.

“Gabu chan oggi devi comprare per me una Birkin di Hermes, io non posso comprare, perché gia comprata e bisogna lasciare documento”
“Ma scusa che negozio è che ti fa comprare una sola cosa?”
“Hermes”
“Ho capito che è Hermes, ma che politica è?”
“Hermes”
“Ho capito!!!!”

Così sono entrato in questo negozio prestigiosissimo e ho fatto la mia figura da cioccolataio.
“Buon giorno signorina commessa avete dei Bikini di Hermes”
“No!” (in tono sprezzante e secco)
Ovviamente Keiko ha riso molto e non mi ha sgridato, ma se lei si fosse espressa meglio, forse a quest’ora non avrei la foto segnaletica in via della Spiga: “Attenzione a questo sciatto potrebbe infettare il vostro buon gusto”.
Quando atterravano i suoi amici a Malpensa, invece di portarli subito in hotel dovevamo prima fare un’aperitivo con loro, al Four Season in via Gesù.

“Keiko io non posso permettermi neanche l’acqua del cesso tirata in questo posto”
“C’è bagno!”
“Domani è Pasqua!”

Così dopo 7 minuti i suoi amici si addormentavano vittime del Jet Lag e lei vittima dello shopping compulsivo.
Io rimanevo in silenzio a curare suo figlio di tre anni, che scappava ovunque suscitando commenti razzisti da parte delle clienti merdone.

“Che buffo maglione questo bambino cinese”
“Signora è giapponese e il maglione che indossa vale quanto la sua liquidazione”

la città incantata miyazaki

Sono passati circa sette anni e Keiko si è risposata e ha avuto altri due figli maschi.
Ieri mi ha invitato a pranzo fuori, visto che non è molto abile in cucina.

“Pronto Gabu chan?”
“Chi è?”
“Sono io Keiko, ricordi di me?”
“Ma certo, come stai?”
“Io bene, mia madre ti ha visto alla televisione e sul libro in Giappone”
“E dimmi come sono?”
“Non lo so! Ti ha visto mia madre!”
“Come stanno i tuoi figli?”
“Vuoi conoscerli? Noi andiamo a mangiare giapponese vuoi venire?”

Non me lo sono fatto ripetere due volte e dopo un’ora ero davanti al ristorante.
Come un vero adulatore italiano avevo un mazzo di fiori e la fotocopia dell’articolo del “Giorno”, che mia madre sta appendendo sui pali al posto dei manifesti dei gatti scomparsi.
Vederla arrivare è sempre divertente. Vestita come se dovesse andare alla prima della Scala: cappotto damascato d’oro, borsa Chanel, scarpe tacco 12, passeggino extralusso con bimbo giappo all’interno e altri due che scorazzavano liberi come bufali.
Sembravano degli Indiani pronti ad attaccare un fortino!
Dopo i classici convenevoli ci siamo seduti al tavolo.
I figli hanno iniziato a litigare subito per il posto e il maggiore, che non si ricordava più di me, mi guardava in cagnesco.

“Perché hai comprato i fiori a mia madre? Mica è morta!”
“Beh è un segno di gentilezza”
“Quanto li hai pagati?”
“Ma non si dice!”
“6 Euro?”
“Ma no di più!”
“Quanto?”
“Ma perché vuoi saperlo?”
“Per venderli ai semafori!”
Il primogenito di Keiko è di razza mista, così come gli altri due. Ma in lui scorre sangue meridionale, ci scommetto!
“Keiko, il padre di Marco da dove viene?”
“Puglia”
“Ah ah ah ah ah lo sapevo, sei un terunela”

L’ho messo subito alla prova.
“Marco leggi i manga?”
“Cosa sono?”
“Ma sei sicuro di essere metà giapponese?”
“Certo”
“Sai cosa sono le orecchiette con le cime di rapa?”
“Sì, un piatto pugliese!”

Keiko ha l’aria stravolta: curare tre figli, vendere borse e oggetti costosi a facoltosi orientali e fare shopping estremo dev’essere una vita difficile.
L’arrivo della Baby sitter non è stato di aiuto, visto che aveva al suo seguito il nipote pazzo!
Dopo mezz’ora volavano sputi, rutti e pezzo di riso.
Il nipote urlava nonsense ad alta voce:
“Nonna dammi cento mila lire sennò chiamo i sindacati!”
Ma dove sente queste cose un bambino di seconda elementare? E poi la lira non c’è più!
Marco suonava con le bacchette i bicchieri e i piatti.
Il secondogenito correva in mezzo ai tavoli schivado camerieri e clienti.
Il poppante piangeva e Keiko mi guardava straziata.

“Vorrei una femmina”
“Vuoi fare un altro figlio?”
“Sì sennò rimango sola”
“Guarda che se ti esce un altro maschio è peggio di una guerra!”

Keiko all’apparenza può sembrare la più frivola delle giapponesi. E’ amante del leopardo e dei diamanti ma so che, dietro le costole di Versace, ha un cuore grande e puro.
Non mi ha mai fatto pesare la sua ricchezza, spesso si è offerta di regalarmi un viaggio ma io ho sempre rifiutato, visto che troppe persone si sono approfittate della sua generosità. E ahimè erano tutte italiane!

“Ma quante borse hai Keiko?”
“Due!”
“Perché?”
“Dentro ci tengo le cose per il piccolino”
“Ma sembra un culo di antilope questa borsa”
“No, è di Fendi!”
“Che stronza”
“Chi io?”
“No, la Fendi!”

Dopo il caffè ci siamo salutati, facendoci un sacco di promesse. Sono andato via gonfio di cibo, visto che lei aveva ordinato 40 nigiri di tonno e 7 menù, che ho mangiato solo io!

miyazaki

“Pronto Gabriele?”
“ Chi è ?”
“Sono lo zio”
“Quale zio? La mia famiglia è di originali meridionali e non sai quanti si spacciano per miei parenti e alla fine scopro essere solo vicini di letto dell’ospedale”
“Sono il fratello di tua nonna”
“Allora sei il mio prozio”

Non sentivo mio zio da anni. Scomparso fra mille diatribe familiari.
Testimone di Geova e un’anima da catechista.
Voleva farmi i complimenti per l’articolo elogiandomi come “miglior parente dell’anno” e trattandomi come un bambino prossimo alla comunione.

“Mi raccomando ricordati di rimanere te stesso, sii quello che sii”
“???? Cosa?”
“Che è un attimo che tornano le tenebre e la sfortuna”
(vabbeh grattiamoci i coglioni)
“Ma io lo so che sei buono e gentile e che quelli che ti circondano ti vogliono bene”
“Zio, non sono una suora!”
“Ma guarda che quelli che ti sono accanto devono sempre riconoscerti per quello che sei, sii quello che sii”
“????”
“Hai capito?”
“Zio è sette anni che non ti sento!”

Oggi ho scoperto come le persone si avvicinano per diversi motivi:  perché ti vogliono bene, perché vogliono farti del male o farti sapere che dietro puoi avere un coltello o una mano appoggiata sulla spalla.
Oggi avrei voluto avere un parente giapponese, perché a volte, nei loro occhi trovo qualcosa di dolce, come la mandorla.

Il Portinaio

Commenti (2)

  • ohurosan

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    C’è chi valuta i giapponesi in base agli stereotipi, poi c’è chi li conosce meglio. E i parenti son serpenti!!

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  • tokyonome85

    |

    Ahahahah, il parente che si fa vivo dopo che sei diventato famoso per l’articolo ahahahah. Beh, qualche giorno fa mia madre ha urlato paurosamente perché si è vista in tv alla processione del venerdì santo. Si sentiva già una diva.
    Ah, e se proprio la tua amica si stufasse della Birkin, tienimi presente.

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