Portineria,  We are Family

UNO SU MILLE SE LO FA

panda

Ebbene sì anche io sono un comune mortale e come tutti mi sono ammalato! Ecco il motivo della mia assenza da qualche giorno.
Succede spesso che capita verso carnevale.
Da piccolo lo passavo vestito da Robin Hood rimettendo sulla tazza del cesso.
Memorabile fu la vomitata del 1986 sul mantello del costume di Zorro.
Ho preso una di quelle influenze micidiali con temperature sui 39 gradi, dolori alle ossa e cacarella continua.
La tragedia è che il virus l’ho beccato a casa dei miei e sono rimasto “vittima” dell’affetto dei miei parenti per 4 giorni.

“Tesoro vuoi la tachipirina?”
“Mamma vedi tu! Ho quasi 40 di febbre vuoi darmi il latte con il miele?”
“Quello è per la tosse…preferisci le supposte?”
“No!”
“Ma te la metto io!”
“Ti prego! Sono più vicino ai 40 anni non ai 12!”

Così ho potuto sperimentare come sarebbe tornare a casa, rivivere come un ragazzo di provincia e incontrare persone che non vedevo da tanti anni.

La fiorista del cimitero è la prima.
Mia compagna di scuola, è riuscita a monopolizzare la vendita di rose e corone rimodernando il suo chiosco da “che cesso di buco” a “ma che bello che è diventato”.
Non mi riconosce mai…si ricorda di me solo quando spendo dei soldi al suo baracchino.
Mentre incubavo l’influenza sono andato a prendere tre rose bianche per il compleanno di mia madre.
Vediamo se questa volta mi riconosce.
Sta cippa!
Non mi guardava neanche in faccia e continuava a parlare con un’altra cliente.
Cosa si fa in questi casi?
Il classico milanese tutta fretta se ne sarebbe andato.
Il classico provinciale maleducato avrebbe fatto notare di non essere servito a dovere.
Il Portinaio ha aperto le orecchie.
E così ho scoperto che parlavano di un parrucchiere a me noto.
Provo simpatia e tenerezza nel vedere due femmine che fanno le fighe solo perchè frequentano un “petineuse” caro come il fuoco.  E provo tristezza nel sentire come si riempiono la bocca manco andassero come volontarie in Afghanistan con Emergency.
Sta di fatto che facevano a gara a chi aveva speso di più per una piega!
Mia zia frequenta questo noto parrucchiere e ogni volta si lamenta che spende 380 Euro per una tinta e una pettinata.

“Scusa zia perchè ci vai?”
“Perchè è estroso e abbina i capelli a come sei vestita”
“Più che estroso…stronzo!”

vestito di capelli

Narra la leggenda urbana che negli anni ottanta questo parrucchiere posò nudo per una rivista hard, dove si faceva montare da africani ben più sviluppati di lui. Più che un servizio porno era il classico fermo posta, dove si richiedevano “mattarelli di colore da sforbiciare con il tocco di un artista”.
In realtà non era una leggenda visto che quel giornaletto ha soggiornato in casa casa mia per anni e per anni mia madre non mi ha mai voluto confessare il motivo della “sua presenza”.
Ora questo parrucchiere è sposato e ha una figlia, dimostra di odiare mia zia perchè la pettina come Shirle Temple e provoca file interminabili nei negozi di fiori.
30 minuti per comprare tre rose del cavolo e sentire cazzate di provincia.
Dopo aver pagato senza battere ciglio 15 euro, sono uscito sperando di non trovare shampisti sulla mia strada.
Il mio occhio si è fermato su questo tizio nel parcheggio. Tutto vestito di viola. Persino le scarpe!
Questo simpatico uomo “melanzana” era intento a controllare inesistenti graffi sull’auto. Dev’essere una di quelle persone ossessive compulsive per la propria automobile.
Il suo tatuaggio mi illumina…questo lo conosco!
Nella mia famiglia sono pochi ad essere tatuati.
C’è mia madre, che da vera donna moderna si è fatta disegnare un drago sul seno che le strizza i capezzoli…dai scherzo!!!
Dicevo c’è mia madre, con il suo trucco permanente, mia cugina X con un tribale sul polso, l’altra con una cozza pelosa e infine mio cugino Y con dei disegni inauditi sul corpo.
Il suo cavalluccio marino è entrato nella storia. Il giorno che l’ha fatto, suo padre debole di cuore è svenuto.
Così ha dovuto aspettare che trapassasse prima di darci dentro con i peggiori soggetti presenti sugli album dei centri tattoo.
Ma il meglio di se l’ha dato facendosi tatuare sull’avanbraccio una serie di ideogrammi cino giapponesi di cui ignora il significato.

“Ciao XXX come stai? Ti stavo guardando mentre pulivi l’auto e ti ho riconosciuto dal tatuaggio…mi togli una curiosità? Cosa signicano gli ideogrammi?
“Non posso dirtelo?”
“Perchè?”
“E’ una cosa personale”
“Non è che non sai il significato?
“Fuoco – coraggio – uomo”
“Mmm…una frase di senso compiuto”

Mentre tornavo a casa con le mie rose secche pensavo a quale tatuaggio mi sarebbe piaciuto farmi, ma soprattutto il testo di un mio presunto annuncio hard.

Il Portinaio

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