VOGLIO VIVERE COSI’ (forse)

Portinaio . L'altro Mondo, Portineria 1142 3 Commenti

1751Milano 1 settembre 2009

MEGLIO QUI CHE ALTROVE
Forse la felicità, come la pace o la passione, arriva soprattutto quando non la cerchi.

“Il poeta e filosofo statunitense Ralph Waldo Emerson verso la fine della sua vita scrisse: “Tutto ciò che ho visto mi insegna a confidare nel creatore per tutto ciò che non ho visto”. Eppure Emerson aveva perso il padre all’età di 7 anni, poi la prima moglie, che ne aveva venti, e un figlio di cinque. In Giappone il poeta Issa, vissuto alla fine del settecento, è amatissimo per i versi in cui celebra incantato il mondo della natura. Eppure perse quattro dei suoi figli, vide la moglie morire di parto e lui stesso rimase paralizzato.
A 29 anni forse non conoscevo nei dettagli le vite di queste persone. Ma cominciavo a sospettare che la felicità non dipendesse tanto dalla nostra condizione quanto da ciò che ne facciamo, in ogni senso. “Nulla è buono o cattivo”, dice Amleto. “Ma è il pensiero che lo rende tale”. A quel tempo avevo già la fortuna di fare la vita che sognavo da ragazzo: un lavoro fantastico (scrivere di politica internazionale per la rivista Time), un appartamento a Park avenue,  tempo e denaro a sufficienza per andare in vacanza in Birmania, Marocco o El Salvador. Ma ogni volta che viaggiavo incontravo persone che, pur essendo intrappolate in mille difficoltà, sembravano avere più energie e più ottimismo dei miei amici. Nella privilegiata città californiana di Santa Barbara, dove ero cresciuto, conoscevo gente che magari era al quarto matrimonio e andava tutti i giorni dall’analista. E così, seguendo uno stereotipo sessantottino, ho lasciato la mia vita comoda per andare a vivere un anno in un tempio dei quartieri poveri di Kyoto. Quel mio anno è durato solo una settimana, il tempo che mi ci è voluto per accorgermi che non si trattava tanto di contemplare la luna e comporre Haiku, come avevo pensato, ma di pulire per terra senza sosta. Sono passati più di venta’anni, e oggi vivo ancora vicino a Kyoto in un appartamento di due stanze. Non ho la bici né la macchina, la tv non la capisco e non ho altri mezzi di comunicazione. Le mie giornate sembrano durare un’eternità, eppure non mi viene in mente neanche una cosa che mi manchi. Non sono un monaco buddistae non posso dire di amare le privazioni o l’idea di dover fare un’ora di strada per stampare l’articolo che ho scritto. Ma a un certo punto ho deciso che, almeno per me, la felicità non stava in tutto ciò che volevo o di cui avevo bisogno, ma in tutto ciò che non volevo. Così ho cercato di capire cos’è che davvero conduce alla pace interiore o alla concentrazione, che è il punto più vicino alla comprensione della felicità a cui sia mai arrivato. Non avere un’auto mi evita di pensare a un’enorme quantità di cose, e fa delle mie passeggiate nel quartiere un’avventura quotidiana. Dato che non ho un cellulare né una connessione internet veloce, ho il tempo di giocare ogni sera a ping pong, scrivere lunghe lettere a vecchi amici e andare a fare la spesa.
Forse la felicità, come la pace e la passione, arriva soprattutto quando non la cerchi. Di sicuro non consiglierei quasi a nessuno la mia vita, e mi dispiace molto per tutti quelli che negli ultimi tempi sono stati costretti di colpo a una semplicità cho non avevano desiderato. Ma non so quanto i dettagli o le conquiste esteriori possano davvero renderci felici. I miliardari che conosco pensano solo a diventare multimiliardari e passano più tempo in compagnia dei loro avvocati che dei loro amici.”1788

Desideri e necessità

“Chi lavora in proprio fa sempre una vita precaria. Di questi tempi, poi, le incertezze sono più grandi che mai, soprattutto da quando gli attrezzi che mi sono scelto – le parole scritte – sembrano ridotti a semplici accessori per le immagini. Come quasi tutte le persone che conosco, anch’io negli ultimi mesi ho perso gran parte dei miei risparmi. Ho tempo però per leggere l’ultimo Carrè piluccando mandarini dolci al sole. E quando esce un album dei Sigur Ros, mi riempie giornate e notti intere. In quel momento mi sembra davvero che la felicità, come la pace o la passione, arrivi soprattutto quando non la cerchi. Se preferite la libertà alla sicurezza, se state più comodi in una stanza piccola che in una grande e trovate che la felicità consista nel far corrispondere i desideri alle necessità, allora non è correndo come pazzi che troverete la gioia. A New York una parte di me era sempre altrove, a pensare come sarebbe stata una vita semplice in Giappone. Ora che sono qui, mi accorgo che non penso quasi mai al Rockefeller Center né a Park aveneu.1826

Questo articolo è stato scritto da PICO IYER – giornalista e scrittore di viaggi per il New York Times –  ed è stato ripreso e pubblicato da INTERNAZIONALE 21/7/2009 – 20/08/2009

Gabry

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Commenti (3)

  • Fabrizio

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    non conoscevo questo giornalista. Alcune delle cose che dice mi piacciono e le condivido, soprattutto perchè sto cambiando piano piano la mia vita, orientandola, o tentando di orientarla, verso delle necessarie rinunce, lasciando emergere solo ciò che è necessario.
    il punto è che a volte anche ciò che non è necessario serve a dare un senso, anche una pienezza alla vita.

    Ora sto leggendo un suo articolo dedicato al silenzio….

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  • Portinaio

    |

    Io più che orientarla…andrei a oriente! 🙂
    Rinuncia all’ Iphone e dallo a me! 😛
    Sei il nostro maestro Fabry!

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  • Patti

    |

    Grazie Gabry.

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