A CACCIA DI GEISHE

Portinaio . In viaggio con il Portinaio, L'altro Mondo 1733 1 Commento

1693Mi sono svegliato alle 7e30, con molta fatica, visto che avevo ancora in testa la voce del navigatore di Yasu-san e la cena della sera prima.
In più stanotte quelli di fianco a me “facevano andare”, come dice mia madre.
Sta di fatto che questa camera è veramente un cesso pubblico!
Cambiano gli odori a seconda della giornata e non c’è neanche un umidificatore, in più le
impalcature fuori danno quel tocco di classe che neanche l’Hilton se lo può permettere!
Vado a lavarmi i denti stando attento a non toccare i bordi del lavandino. Un signore scoreggia dal
gabinetto e io mi chiedo se questa è una punizione per essermi licenziato.
Mi lavo con le salviettine umide che rubiamo nei bar. Mi sento un cane, ci manca che mi lecco le
palle come fanno loro e sono a posto!
Aspetto nella hall la Piera e, siccome è un po’ in ritardo, vado fuori a fumarmi una sigaretta.
Star Treck alla reception mi saluta, ma io con la faccia scura non lo calcolo neanche.
Ritorno dentro e il tipo mi risaluta, io invece mi fermo alla macchina del caffé (che è gratis) e provo
a bere quel brodo che puzza di uovo sodo.
L’appuntamento con la Piera è alle 8, ma dopo mezz’ora non la vedo scendere!
Esco di nuovo, il tipo alla reception inizia a sbracciare e urla “good morning”.
G: “Ah sumimasen good morning bel cesso di posto.”
Vedo gli spazzini che raccolgono i muccini di sigarette e i barboni che vanno a rovistare nei cestini
tirando su lattine vuote.
Voglio tornare a Tokyo!!!
Qui non mi piace, mi viene un po’ di malinconia e alle 9e30 penso che la Piera sia stata presa dalla
“Banda Fratelli” e deportata in una casa chiusa per battone orientali!
Alle 10 cerco di entrare al piano 7, ma una donna mi ferma e mi dice “meil kipoffo” e io capisco
“maiale ma non troppo”.
Niente, di qui non posso passare!
Ritorno in camera e mi guardo una puntata di Herpes, che è la versione di Heroes che danno qui al
Raizan Hotel, sperando che non si sia manifestata Lady Disturbia che, pazza com’è, sarà andata a
comprare i vestiti da muratore giapponese.
Fanno troppo ridere: hanno dei pantaloni stretti in vita e larghissimi sotto, ma non a zampa di
elefante, di più, a zampa di mammuth.
Già me la vedo la Piera a gettare malta per costruire sushi bar!
Alle 10e30 mi bussa alla porta.
P: “Gabry scusa, mi si è spenta la sveglia, ora vado giù a cambiarmi, non mi lavo e scendo!”
G: “Crepa! Mi hai lasciato qui da solo per 3 ore a fumare e bere acqua sporca, mi sono lavato come
i gatti e mi voleva rapire “Chucky la bambola assassina…”
Partiamo per Kyoto verso le 11e30.
Il paesaggio intorno alle grandi città cambia subito, tutto diventa bucolico anche se qui la
regolamentazione edilizia è in mano a Pikachu. Ma mi piace perché mi ricorda veramente i cartoni
animati: i passaggi ferroviari, le viuzze intorno alle case, i fiumi di fianco alla ferrovia, le tipe che si
mettono le ciglia finte in treno!
Dio ‘ste giapponesi, non finiscono mai di stupirmi. Già avete problemi con il vostro corpo e le
vostre unghie, almeno lasciatevi stare gli occhi, se ce li avete a mandorla che ci dovete fare? Non è
che se mettete i peli finti vi diventano a forma di kiwi!
Kyoto dista circa 40 minuti (secondo Mia-san 20 e secondo Yasu-san 1 ora e 30).
È molto carina, ci sono case basse e lungo le vie principali partono strade in salita che portano ai
templi.
Noi visitiamo Kyomizu dera e il Museo delle Lampade, che sono spettacolari.
Incontriamo anche una geisha, che stranamente si sta facendo fotografare.
I sakura stanno fiorendo, non sono al massimo del loro splendore ma alcuni rendono l’idea.1710
Lady Disturbia ovviamente si vuole comprare tutto il set per diventare una vera “maiko”, ovvero la
geisha giovane, quella che deve fare l’apprendistato. Quindi corre all’ufficio di collocamento e si
iscrive al corso!
Tutti i negozietti hanno qualsiasi cosa che ricordi la geisha. C’è sempre quella cornuta di Hallo
Kitty vestita in tute le maniere ma c’è anche il porta sigarette in tessuto kimono, il portamonete, il
cappello, la maglia, la tovaglie e tutte le minchiate che vi possono venire in mente.
Noi, anzi no Lady Disturbia, ha tutto! Persino il foulard limited edition disegnato con il sangue da
una geisha morente sotto i binari della ferrovia.
Arrivati al tempio, si manifesta La Fottuta Gaijin, che insulta tutti perché deve fotografare anche il
petalo che cade sul guscio della tartaruga nel laghetto.
P: “Via minchioni! Che cazzo mi spingi, non mi vedi che sto fotografando!”
G: “Piera dai, cerca di sorridere…”
P: “Zitto sennò mi soffio il naso.”
G: “Maleducata, stasera ti faccio fare la doccia.”
P: “Noooooo, la doccia noooooo…”18391
Dopo aver girato i templi e tutti i negozietti, ci siamo diretti verso Gyon, il quartier generale delle
geishe. La Piera già si vedeva a suonare per vecchi beoni e io di fianco, truccato come un travestito
a farle da spalla.
Temevo il peggio ed è arrivato!
Infatti Gyon è un covo di turisti che corrono a destra e a manca per scovare le geishe, li senti che
urlano “correte ne ho vista una”, ma siccome siamo tutti stranieri non capiamo un cazzo.
Ad un certo punto, in un vicoletto all’imbrunire ne scorgo una!
È una scena bellissima, lei esce da una porta, con questi geta con zeppe altissime e sembra un
sogno, anzi un fantasma di altri tempi. Torno indietro all’epoca dei samurai e viaggio con la mente!
“De qua, de qua! Non stanno ar teatro!”
Che tamarri gli italiani!
La Piera, come le fotografe del National Geographic, si piazza davanti al vicoletto e inizia a
flashare la povera geisha, ma una ragazza davanti a lei le tocca il gomito e la foto viene mossa!
P: “Ma sta puttana che mi spinge, ma levati!”
Io guardavo intimidito, non perché la Piera infieriva contro i turisti, ormai sono abituato, ma perché
la ragazza in questione era italiana!
“Certo che c’è in giro gente fuori di testa”, le ho sentito dire.
Io sono corso dalla geisha e le ho detto: “Uè Nannarella, dammi un po’ di cerone che mi sto
vergognando, così mi pitto da pulcinella, oppure ti prego portami con te a suonare le chitarrine”.
Ormai la Piera litiga con qualsiasi persona le passi intorno, litiga anche con le sue multiple
personalità, ma per farla rinsavire le offro un piccolo pasto di dolcezze.
Così, dopo essersi ripigliata e aver fotografato anche il lottatore di sumo, ce ne torniamo ad Osaka
nel carcere Raizan Hotel.
Che palle!
Ma restate con me. Domani si va a Nara al Todai Ji, il tempio coi cerbiatti!
P: “Nooo, la doccia nooooooooooo!”

Il Portinaio

Commenti (1)

  • MarcoTogni.it

    |

    Io son sempre stato dell’idea che il comune di Kyoto in quella via ci mette anche delle finte Geisha ogni tanto. E se non lo fa dovrebbe farlo. Perché i turisti vanno li apposta, secondo me molte son finte.

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