DESTINAZIONE #Vogliodormireconte

Portinaio . Amico è, Il cinema costa troppo, Lavoro sporco, Portineria, Videocracy 3734 4 Commenti

“Oggi giriamo per strada quindi non devi fare altro che camminare”
“Ma piove!”
“Sono quattro gocce”
“Posso portarmi l’ombrello?”
“No!”
“Posso fare come Fred Astaire?”
“No!”
“Ma non è un musical?”
“Mi dici perchè ti ho scritturato?”

Cammina. Cammina più piano.
Curiosi guardano alle mie spalle. Perchè attaccata alla mia schiena c’è un microfono gigante, un tecnico del suono, un regista, una telecamera e un direttore della fotografia.
Bene. Nessuno mi vede.
Mi basta solo andare avanti.
Eppure mi viene normale guardarmi indietro.
QUESTA lettera sembra non essere arrivata. Mattia mi ha chiesto di portarla al destinatario.
Meno male che non pioveva…ho tutta la faccia bagnata, il giubbino sta diventando un asciugamano e le scarpe fanno “cic ciac”.
Ma non sono le mie???

“Abbiamo un problema!”
“Giuro non volevo appendermi al palo e cantare – Singing in the rain – non lo faccio più!!”
“Stai zitto! Le mie scarpe fanno rumore e non vanno al passo con le tue. C’è un problema di audio, sembra che hai 4 piedi”
“Non ho capito!” 0_O
“Non ti deve interessare stupido squattrinato! Scambiamoci le scarpe”
“No! Poi mi viene una micosi che indica la condizione in cui dei funghi patogeni superano la resistenza delle barriere del corpo umano o degli animali provocando infezioni. La parola deriva dal greco”mikòs” (fungo)!”
“Tu sei figlio unico?”
“Sì!”
“Meno male!

Sai che ogni tanto mi affaccio dal balcone e spero che tu sia lì, che mi fai cenno di scendere. E’ per questo che mi piace la mia casa. Mi permette di guardare fuori, sulla strada. Posso camminare anche dal mio balcone.
In questi giorni ho scoperto questa cosa di me. Sono attratto dalle persone sole. Chissà il motivo. Forse perchè si sentono uniche?
Io invece sono una specie di Re dei pagliacci. Mi costringo a far ridere la gente, per portarle chissà dove.
Avevi ragione quando mi dicevi “Tu manipoli la realtà a modo tuo, ma è così bello abitarci”.
Non devo essere stato molto bravo.
Mattia continua a insistere di camminare piano. Il cameraman ha sbatutto i coglioni contro un paletto.
Sono così buffi. Si fanno in quattro solo per me. Per seguire le mie spalle. Registrano il rumore dei miei piedi. Mi inquadrano di 3/4.
Però loro non lo sanno che sto camminando verso di te. Li ho presi in giro anche questa volta, perchè vorrei che in questa finzione fosse tutto vero.
Se ti fossi affacciata dalla finestra mi avresti visto passare, ma chissà sotto quale coperta eri a riscaldarti.
Ho letto che l’amore non è egoista. Non è un “ti vorrei qui”, ma un “Basta vengo lì“.
Ecco sto facendo questo.
E’ solo che continuano a fermarmi, perchè la pioggia crea problemi. E si sta facendo tardi.
Anche questa volta mi sono mosso per primo, camminare riabilita la mia debolezza e questa merda di fragilità, parola che trovi in ogni canzone.
Non sono friabile.
Se lo fossi veramente allora perchè sono ancora in piedi? Perchè non mi spezzo in due? Così dovrei trascinarmi con i gomiti, baciare l’asfalto e portarmi dietro due protesi.
Chi l’ha detto che il dolore quando supera la soglia del dolore stesso non si sente più? La mente ricorda la presenza di un arto amputato. Ti fa provare anche il solletico, il tatto e persino venire i crampi.
I miei occhi incrociano un passante.
Lo conosco. Mi saluta.

“Ueeeeeeeeeee Ciaooooooooo”

Cristo parla come Massimo Boldi! Ahahhahhhaha!
Che bello così abbiamo una scena tipo Vancanze di Natale!

“Chi era quello?”
“Uno che incontro sempre al bar dove vado a mangiare a mezzogiorno”
“Ci ha rovinato la scena”
“Però che ridere!!!!”
“Lo hai fatto apposta vero?”
“Io? Ti sembro il tipo?”
“C’è qualcun altro in giro che conosci?”
“Avevo chiesto ad un mio amico di vestirsi da Predator e di farmi un agguato dopo il semaforo”

Il direttore della fotografia mi mette un po’ di soggezione. Durante la pausa sigaretta gli ho parlato. Mi ha detto che nella scena della panchina si vedeva che ero agitato, distratto e in attesa.
Questa sera lui è i miei occhi, chissà se poi vede quello che vedo io.
C’è un ragazzo che fischietta, una prostituta che aspetta e due uomini che allungano il collo.
Il “signore con il microfono” sente ogni mio respiro. Non posso permettermi di tossire, rischierei di fargli saltare i timpani.
Mattia invece cerca di indicarmi un percorso. Io e lui stridiamo. Ecco perchè fanno rumore le scarpe.
Sono sempre pronto con il mio zucchero filato. Lo nauseo.
E’ che questo girovagare mi manda in confusione.
Cammino.
L’ultima volta che sono stato serio è quando mi ha detto “Ti amo”. E sai cosa ho fatto? Ci ho creduto.
E adesso mi tocca consumare le suole, che poi sono le tue caro regista, non le mie.
Mi hai fatto sentire come si sta nei tuoi piedi.
Bene! Dammi una rivoltella e una donna da sacrificare, basta farmi fare la parte della zolletta di zucchero.
Quante vittime hai calpestato con queste scarpe da ginnastica? Cazzo se mi fanno male, abbiamo due numeri di differenza. I miei alluci premono sulla punta.
Registra tutto!

“Adesso dovresti scendere dal ponte e attraversare quelle aiuole”
“Posso raccogliere anche i fiori?”
“No!”
“Ho portato la sparabolle!”
“Ingoiatela!”
“Posso usare il monopattino degli Animali Cerca Famiglia?”
“Fallo e tua mamma dovrà chiamare – Chi l’ha visto!”

Mi fa piacere avere un troupe al posto della coda. Intravedo cosa fanno quando passo davanti alle vetrine.
Io mi fido e mi affido.
So anche  che in quello stesso momento in uno studio c’è qualcuno che sta visionando altre immagini, ascolta parole, sceglie i momenti migliori.
Non sono mai brutto nelle loro inquadrature. I miei baffi diventano scivoli, le mie lettere sono incantesimi e la mia presenza sorride.
Vedi “signor regista” ci sono cose che non riescono a finire perchè non sono mai iniziate. E’ per questo che facciamo fatica a toglierci dalla testa certi pensieri, perchè non sono mai avvenuti.
Continuiamo a dire “mi sono fatto un film” e tu lo stai facendo veramente. Come hai potuto? Io non sono un attore, perdona le mie risate senza senso, lo sai che mi vergogno.
Se vuoi te lo posso spiegare qui cosa ho pensato quella sera mentre camminavo.
Mi sono ricordato di avere un biglietto a casa, che mi aveva scritto una persona. Erano solo tre frasi che ho seguito alla lettera nella mia vita. E’ per questo che mi sono innamorato. E’ per questo che si innamorano di me.

“Per giocare” perchè si sa l’attività ludica armonizza la crescita.
“Per la memoria” che hai già così sviluppata, ma le cose da ricordare sono tante.
“Per gli occhi” che dallo sguardo passa nutrimento per cuore e cervello.

Il Portinaio

“Scusa ragazzo costa state girando?”
“Un documentario”
“Tipo Quark?”
“Più o meno, ma senza Piero Angela”
“Qual è l’argomento?”
“La postura dei giovani d’oggi che indossano scarpe strette”


“Non capisci che ci ucciderà questo nostro esistere a metà
che la casa ha i rubinetti da cambiare
eppure un tempo ridevi e mostrandomi il cielo
mi disegnavi illusioni e possibilità” (I.G.)

Meglio questa! 😛

“Dai cerca dietro te a ogni nuvola che c’è
sai già non piove più sento già un profumo di blu
Se ti capiterà che una spina ferirà
tu stringi i pugni e aspetta senza fretta Sandybell”

 

 

Commenti (4)

  • Bruno

    |

    Ciao, solo una precisazione… La strofa della canzone non é di Irene Grandi ma di Francesco Bianconi.
    A presto.
    Bello quest post

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  • Portinaio

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    Lo so Bruno! Ma la canta lei (che è anche più carina) 😉

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  • il tuo regista

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    Non bisogna mai dire “Ti amo” se non è vero. Ma se è vero bisogna dirlo tante volte. Le persone dimenticano. (Jessica, 8 anni)

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  • Portinaio

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    Scafata la bambina! Chissà quanti ne ha sedotti

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