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SAI ORGANIZZARE UN FESTIVAL?

rocky joe

La risposta è no!
Alla fine c’è sempre qualcuno che si lamenta. E’ difficile accontentare i palati sopraffini. C’è chi adora trovare in ogni modo un pretesto per puntare il dito contro l’organizzazione.
Succede ogni volta.
Come ai concerti: ti metti in coda dalla mattina ma poi finisci in ultima fila perchè si sono dimenticati di aprire i cancelli dov’eri tu.
Al Festival Giapponese – il Nimi Festival – non mi aspettavo certo di trovare Murakami o Kitano ma speravo di vivere qualcosa di profondo…che ne so’, ad esempio vedere le Perfume dal vivo! 😛
Watanabe era presente con il suo video “Bianco Rosso e Giappone”. Aveva fatto costruire apposta un bel tavolino dal suo papà per appoggiarci il televisore 8000 pollici portato da casa, visto che non gli era stato messo a disposizione nemmeno uno schermo. E cosa è successo? Che gli hanno perso il telecomando!
Non vi dico le bestemmie che gli ho sentito tirare.
I Toscani poi hanno questa creatività nell’associare oggetti alla Madonna o a Dio onnipotente: capita che mandino la vergine a pedalare in mountain bike, che la paragonino ad una cinta senese o che la appellino con il termine ‘bucaiola’, che però non è un’offesa. I bucaioli erano infatti i commercianti delle “buche” ovvero i negozi del mercato di San Lorenzo posti al di sotto del livello stradale… quindi la Madonna sarebbe una commessa, mica una qualsiasi precaria stagionale!
Nonostante la location fosse la fighissima Fortezza da Basso, l’atmosfera del Festival era da oratorio. Anzi no! Non c’era atmosfera per niente: sembrava di stare alla Fiera della samella di Arluno!
Al primo piano, con mia grande sorpresa, c’erano i soliti ambulanti dei gadget! Una costola del Lucca Comics. Con tutte le cose immense che il Paese del Sol Levante ha da offrire mi cadete nello scontato e nel banale.

goldrake
E così orde di ragazzini imparruccati da chissà quale personaggio affollavano le bancarelle bavando e ansimando come carlini asmatici.
C’era anche la “Puttana Ladra” che – ormai ne sono certo – ha il dono dell’ubiquità. Infatti la potete trovare contemporaneamente in Giappone, in tutte le fiere italiane e probabilmente anche in qualche caserma della Guardia di Finanza, visto che non rilascia mai ricevute o scontrini.
Ovunque mi girassi non vedevo che pupazzetti, peluche e cappellini da scemo.
La cosa più triste era lo stand dei pesci rossi. Il “kingyo sukui” è un tradizionale gioco da fiera tipico giapponese nel quale si cerca di acchiappare il pesciolino con una paletta tonda la cui parte centrale è fatta con una specie di carta velina o di riso o di peli pubici.
Io non ho niente contro questa cosa ma quando vedo ’sti poveri animaletti sbattuti lì e trattati come merce mi viene un po’ di amarezza.
E’ come se in Giappone andassimo ad un festival sulla cultura italana e ci trovassimo le bocce di vetro con i pesci rossi e tutti i pirla a tirare le palline. O peggio, cinghiali liberi di scorrazzare e geishe pronte con le pappardelle: “Tieni fuciLe vai a pLendeLe animale che in Italia cucinano!” 😛
Agli stand dei viaggi e dei corsi di lingue c’è il soito deserto e le hostess si rompono i coglioni più delle “improfumatrici” della Rinascente.
Certo che quella Creamy a 130 euro dalla “Puttana Ladra” mi è proprio rimasta qui! Anche il Jeeg da 293 euro…(metterlo a 290? Pure le monetine vogliono!!)
Al piano terra della Fortezza invece si poteva respirare il vero Giappone! Come no? Sembrava di stare all’Oriental Bazar di Tokyo: la fiera del kimono acrilico, spade finte e ciabatte dure come mattoni.
Magari però più avanti ci sono gli stand dedicati ai nuovi designer della moda giapponese… chissà se troverò “Galaxxxy”, il brand nipponico che piace tanto alle ragazzine di Shibuya? Forse c’è una retrospettiva su Yohji Yamamoto, oppure una personale di Daikichi Amano.
E invece chi ti trovo, sola come una stronza dietro al suo tavolino? Aoki Masako.

aoki misako
Sconosciuta regina delle lolite, rigida come un baccalà e con quel sorriso falso.
A furia di stare sulla sedia con le mutande di peluche le saranno venute le emorroidi a grappoli!
Bè sta di fatto che solo se compravi qualcosa al suo banchetto della felicità, lei iniziava a muoversi come un robot, ti faceva un salutino, l’autografo e si metteva in posa per la foto di rito.
Ma vaffanculo! Per vederti animata dovrei spendere 5 euro per le tue cartoline che manco so chi sei?
Ma vai a pulire i cessi della stazione e rifatti le unghie!

aoki misako
Le giapponesi sono famose per le loro french manicure da Freddy Krueger e questa si presenta con lo smalto rosa antico.
Mia madre è una nota estetista dell’alto milanese e ogni volta che va dalla profumiera compra questo smalto esclamando: “Iris mi dia il rosa antico che devo metterlo alle mie clienti ottuagenarie”.
Non sapevo cosa fare: se andare ad accarezzarla e dirle “provo pena per te e per i tuoi vestitini extra lusso” oppure inginocchiarmi al suo cospetto e leccare i suoi scaldamuscoli.
Poi sono stato distratto dallo stand delle tazze del cesso con bidè incorportato e Masako è diventata solo un ricordo.
In alcuni stand si vendevano vestiti e accessori da Lolita gotica pensati da stiliste visionarie e avide. Un’abito con tanto di pizzo sullo scollo costa quasi 300 euro.
Ma davvero pensate che il vostro target di riferimento abbia tutti questi soldi?
Fatemi parlare con l’organizzazione, non devono più dare spazi a ‘ste ladre assassine del buon gusto!
Così fra ragazzine zoppe vestite da “Mademoiselle Anne” e gruppi di giapponesine in abiti tradizionali che assomigliavano a massaggiatrici cinesi, mi sono perso ascoltando “La Mente di Tetsuya mentre il mio amico mangiava Mochi di fagioli rossi.

“Guarda che muori soffocato”
“Ma no, sono buoni!”
“Certo… come un’ostia con la senape”

Esiste una categoria di persone che adora i cibi di queste fiere. Schifezze di dubbia provenienza che vengono ingurgitate solo perché giapponesi. Li ho ribattezzati “Mangia-Merda”.
Mentre Watanabe bestemmiava il patrono di Firenze, io giravo fra banchetti incuriosito dal solidificatore per oli domestici e dalle tazze di Aranzi Aronzo.
Alle 16 del telecomando ancora nessuna traccia ma siamo riusciti lo stesso a far partire il televisore e a mostrare a tutti il documentario di Watanabe.
Appena finita la proiezione del video me ne sono andato, senza nemmeno finire il giro degli stand: non m’interessava vedere incontri di karatè fra dilettanti o vecchie goffe impegnate ad imitare le danze antiche delle geishe.
Speravo di trovare qualcosa di più intenso…che sarebbe arrivato solo il giorno dopo.
Pio d’Emilia è apparso come un faro a illuminare la mediocrità del Festival per parlare della situazione nel Giappone del post terremoto.
Ha visto il documentario di Watanabe e gli ha fatto i complimenti per il suo lavoro, restituendo un po’ di felicità al mio amico che aveva tanto cristato per il boicottaggio subito.
Per l’ennesima volta non ho potuto incontrare il giornalista di Sky, ma sono contento che Lorenzo abbia avuto un’opinione dal più grande yamatologo esistente.

あしたのジョー
Mentre lasciavo la città sono passato in mezzo alla manifestazione degli africani per i terribili fatti di cronaca successi qualche giorno prima.
Dentro la Fortezza centinaia di italiani celebravano l’amore incondizionato per un popolo ridotto a un banale clichè. Fuori, un italiano solo aveva portato all’estremo la dimostrazione di un disprezzo troppo diffuso per un altro popolo lontano.
Certe cose non dovrebbero accadere e alcune non dovrebbero più essere organizzate! Sta a voi decidere quale!

Il Portinaio

6 commenti

  • Dan (Quello che chiude la Portineria)

    Scusa Portinaio ma ti devo criticare. Parlando con una persona che ho rivisto dopo tanto tempo sono venuto a sapere che era la prima volta che organizzavano il Festival alla Fortezza Da Basso. Quindi dagli il tempo di migliorare.Il video di Watanabe è molto bello,ha fatto “parlare” le immagini, Aoki Masako contenta lei che si piace vestita in quel modo. Di Pio D’Emilia ho visto solo la parte finale del suo intervento anzi ci stà che nel video si senta l’ultima domanda che ho fatto io al giornalista.

  • Bunny

    Con questa fantastica recenzione del Festival mi hai fatto rivivere momenti indimenticabili: le bestemmie del Watanabe non le scorderò mai più!
    Anche a me è rimasta qui la Creamy della “Puttana Ladra”!!!

  • shatzi

    grazie Porti. per aver detto la verità su questo festival, che come al solito qui da noi è fatto con i piedi, e per aver condiviso il video di Pio – il quale si sta spendendo molto in questi giorni in Italia a far chiarezza e a dare informazioni precise. un bacio

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